La voce di Federsanità

In sanità non si tratta più solo di efficientamento. Siamo di fronte a un vero cambio di sistema

Le parole del presidente durante l'Assemblea nazionale dei Direttori generali al Forum Risk di Firenze lo scorso 1 dicembre. Stiamo assistendo ad una riforma che, di fatto, parte da una trasformazione delle aziende sanitarie in aziende di dimensioni enormi o addirittura regionali. L’esempio della Sardegna è solo l’ultimo in ordine di tempo.
Non possiamo parlare dei necessari cambiamenti del SSN senza considerare il risultato del quesito referendario e della introduzione della  riforma Madia che sono destinati ad avere un impatto sul futuro della sanità. La cosa importante, al di là dell’esito del quesito referendario, è non tornare indietro e rimanere su binari molto chiari. L'albo unico dei direttori generali rischia di rimanere a metà del guado, tuttavia questo periodo di latenza può essere messo a frutto per migliorarlo in alcuni aspetti su cui ci siamo già espressi: l'accesso fino all'età pensionabile previsto dalla legge Fornero ed i criteri per l'accesso stesso che devono tenere maggiormente conto delle capacità manageriali. Stiamo assistendo al superamento dei piani di rientro regionali con l’introduzione dei nuovi piani di efficientamento delle singole aziende immaginati dal comma 524 della legge finanziaria 2016 e, in particolare, anche del DM 70, che richiede alle Regioni, riguardo le proprie aziende ospedaliere, il rispetto di alcuni parametri sia di tipo economico gestionale che di volumi, qualità ed esiti delle cure. Il processo è complesso ed abbiamo immaginato per questo un percorso di supporto alle Aziende associate.
Il quadro di riferimento pone il sistema delle aziende in una condizione di rideterminazione dei propri rapporti con le Regioni e con il Ssn. Ad esempio, rispetto ai grandi temi dei bisogni di salute dei cittadini e delle offerte assistenziali legate all’età e alle cronicità, mi chiedo se le misure a cui dobbiamo andare incontro sono affrontabili solo nei termini di un maggiore efficientamento del sistema, che è comunque doveroso. Ma non basta.

 
Quello che ci viene richiesto è un cambio di sistema e non un semplice efficientamento. Stiamo assistendo ad una riforma che, di fatto, parte da una trasformazione delle aziende sanitarie in aziende di dimensioni enormi o addirittura regionali. L’esempio della Sardegna è solo l’ultimo in ordine di tempo. Si introducono elementi e contenuti nuovi, mai contemplati prima dalle leggi sugli ospedali e dalla 229. Si creano aziende territoriali vaste in termini di quantità di addetti, di valore della produzione, di numero degli ambiti territoriali. Sono una cosa diversa dalle aziende previste dalla 502, di tipo provinciale, dove il Direttore generale poteva agire solo sulla micro efficienza organizzativa. Oggi tratta di aziende che vanno costruite non solo secondo la logica delle reti ospedaliere, ma anche secondo quella delle reti territoriali integrate tra loro.
 

In questo senso è doveroso anche affrontare il tema del macro livello organizzativo di distretto. Sul territorio non si tratta di fare di più, ma di organizzare sistemi di offerta compiuti che mettano insieme la nuova parte clinica che ormai si fonda sull’associazionismo tra professionisti (come le AFT dei medici di medicina generale) con le organizzazioni di poli assistenziali territoriali e, in particolare, con i servizi di tipo intermedio tra ospedale e domicilio,  che sono la vera chiave della risposta assistenziale. Da questo punto di vista il distretto si pone come uno dei nodi della rete aziendale da costituire in maniera analoga alle reti, che interessano i singoli presidi ospedalieri. È per questo che si deve parlare di cambio di passo e non solo di efficientamento. Per ultimo, ma basilare e irrinunciabile, l’importanza della condivisione istituzionale in tema di salute, soprattutto in un momento in cui il tema delle cronicità è e sarà sempre più diffuso e importante. La condivisione istituzionale passa per il potenziamento dell’integrazione tra strutture e i professionisti sanitari e non sanitari, accelerando la costituzione delle Case della Salute ed attivando un partenariato con gli enti locali che sono il primo punto di contatto e di risposta ai bisogni espressi dalla popolazione, primo fra tutti il bisogno di salute.


 
Angelo Lino Del Favero
Presidente Federsanità Anci

 

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