La voce di Federsanità

Puntare sulla qualità del management

Prendendo spunto dal dibattito che è stato avviato, nei giorni scorsi, su Quotidiano Sanità, vorrei condividere alcune riflessioni sul tema dell'aziendalizzazione delle Asl. Tutte le politiche sanitarie indicano che, per vincere la sfida della sostenibilità, il sistema ha un crescente bisogno di valorizzare le competenze manageriali che si esprimono sul piano dell’innovazione organizzativa, della pianificazione della continuità assistenziale, della capacità di rispondere ai nuovi bisogni della popolazione. Puntare sulla qualità del management oggi costituisce non solo una scelta vincente sul piano del miglioramento della qualità delle performance e dell’organizzazione, ma anche un investimento sul piano economico e dell’efficienza.
 
È certo che il SSN abbia bisogno di essere messo in condizione di assolvere al meglio ai compiti sociali a cui deve rispondere e che tutte le parti in causa debbono concorrere offrendo il proprio contributo per raggiungere questo obiettivo, ma non credo che sia solamente la governance aziendale ad essere la causa di tutti i mali. Dal nostro osservatorio, certamente privilegiato, osservo che in questo senso il management delle aziende sanitarie è cambiato proprio a seguito delle necessità di alcune Regioni di “governare” in regime di Piani di rientro. I manager hanno dovuto gestire, per anni, un comparto difficile e il raggiungimento degli obiettivi, imposti dai vari Piani, ha dimostrato che la scelta è ricaduta prevalentemente sui migliori.
 
Difendo soprattutto, ma non solo, la dirigenza apicale (direttori generali, sanitari ed amministrativi) delle Regioni sottoposte a Piano di rientro perché spesso hanno rinunciato a retribuzioni ben più cospicue per rispondere ad una chiamata al servizio della collettività. Provo a fare esempi concreti per spiegare meglio il senso; la dirigenza apicale del Ministero della Salute (1600 dipendenti in tutto) ha una retribuzione media di circa 240 mila euro, i capi dipartimento delle aziende sanitarie possono sfiorare i 200 mila, mentre i direttori generali (spesso ex capi dipartimento che governano dai 2000 ai 14.000 dipendenti), siglano contratti da direttore generale da 124 mila euro lordi, ed i direttori amministrativi e sanitari del 20% in meno (come recita la legge 502/92 - e da allora le retribuzioni, solo per i vertici apicali, non sono mai cambiate). Nel dibattito si è fatto riferimento all’influenza nelle nomine dei direttori generali della politica locale, ma né la norma attuale, né - da quello che si legge - quella in fieri prevedono una qualunque forma di ingerenza della politica né locale, né generale. E, in ogni caso, se ciò accade, non si vede come il problema possa essere superato, con un Albo nazionale. Oppure è forse per una sorta di “pregiudizio” che nasce l’idea della necessità di uniformare i criteri di inserimento nell’Albo dei potenziali direttori generali? O dalla volontà di limitare il potere (a norme vigenti, legittimo) dei governatori regionali di poter decidere, fra i soggetti in possesso di  profili professionali necessari, coloro che meglio si adattano ad una specifica realtà sanitaria, anzi socio-sanitaria? Rispetto, inoltre, agli elementi di deterrenza, legati alla responsabilità personale, vorrei sottolineare come questi già esistano e sono uno dei problemi quotidiani con il quale ogni Direttore Generale si confronta nelle scelte che opera. Senza contare che, contrariamente a quanto affermato, il Direttore generale ha un contratto di tipo privato, terminato il quale torna a fare quello che faceva in precedenza (portandosi dietro, però, le denunce e le conseguenze dell’operato precedente). Il mio invito, quindi, è quello di tenere ben presenti le leggi che, ad oggi, regolano l’istituzione delle Aziende sanitarie e la scelta dei Direttori generali. I Direttori generali attuano scelte che la politica regionale ha approvato (e per l’attuazione delle quali sono stati scelti). Se il tuo datore di lavoro immagina una sanità regionale dove i piccoli e inefficienti piccoli ospedali devono essere chiusi, dopo che li hai fatti chiudere riconvertendo e riorganizzando i servizi, devi anche pagare i danni?
 
Da approfondire e discutere, infine, la questione della monocraticità del Direttore Generale, tenendo ben presente l’importanza del confine che sussiste tra politiche sociali, a carattere sanitario, e politiche strettamente sanitarie: il territorio si governa bene se si governano insieme queste due facce della stessa medaglia. Questa è la vera sfida della nuova governance, valutando doverosamente risultati e obiettivi.
 
Non dimentichiamo infatti che, nonostante gli ultimi dati OCSE abbiamo posizionato l’Italia dal secondo al quarto posto per qualità delle prestazioni, gli ultimi dati EUROSTAT 2013 indicano che la spesa sanitaria italiana è la più bassa d’Europa e il nostro paese è primo nella classifica rispetto alle aspettative di vita. Per governare qualunque sistema occorre conoscerlo ed analizzarlo (“Misurare per governare” recitava il Modello Toyota negli anni “70 ed “80, durante la crisi industriale dell'epoca) e noi misuriamo davvero poco, soprattutto la parte clinica, tanto che in tutti i convegni internazionali a cui partecipiamo anche i nostri scienziati portano sempre dati anglosassoni o americani. Sarebbe auspicabile, nel terzo millennio, ragionare su qualità ed efficienza dei servizi erogati. Un esempio sono le reti "nazionali"di patologie, nelle quali far confluire i "dati" di tutti i pazienti cronici, in modo da poter intervenire sui processi di cura e sulla presa in carico del singolo paziente. Ma nel nostro Ssn, in tutto il nostro Ssn, si continua a lasciare la misurazione in mano a singoli di buona volontà, senza sistematicità né obbligo. Ecco, per una governance diversa, forse migliore, io partirei da qui per poi lavorare su un governo clinico che possa camminare su fondamenta solide. Enzo Chilelli
Direttore Generale
Federsanità ANCI

 

PENSARE LA SANITÀ

In gazzetta ufficiale il decreto legge su misure per la giustizia sociale e la competività

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato il decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66 recante “Misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale” cosiddetto “sul bonus 80 euro in busta paga” che è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 95 del 24 aprile 2014.

 

FEDERSANITÀ SERVIZI

Partner istituzionali e privati

Federsanità ha costituito Federsanità Servizi, una propria “struttura operativa” che ha l’obiettivo di rafforzare il ruolo della Federazione sul territorio offrendo servizi per gli associati con lo scopo di replicare buone pratiche tese all'efficientamento delle strutture sanitarie e socio sanitarie con una particolare attenzione alla riduzione della spesa corrente.

 

APPROFONDIMENTI

1° Rapporto sulle reti di assistenza ai malati rari

Sono qui disponbili gli atti del workshop del 9 luglio scorso dal titolo "1° Rapporto
sulle reti di assistenza ai malati rari" a cura dell’Osservatorio sulle Reti di Assistenza ai Malati Rari promosso da Federsanità ANCI, CREA Sanità e Gruppo Recordati.

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