Corruzione. Anac promuove le Asl: Sono quelle che hanno fatto di più nella PA per combatterla

Pubblicato il:12-12-2017

Le aziende sanitarie sono le migliori per quanto riguarda il Piano nazionale anticorruzione. E a sottolinearlo è la stessa Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, che ha appena pubblicato l’aggiornamento 2017 del Piano.

Nel corso del 2017, l’Autorità, in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma “Tor  Vergata”, ha svolto un’analisi dei Piani triennali per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza (PTCP) riferiti al triennio 2017-2019 per identificare le principali criticità incontrate dalle amministrazioni nella loro elaborazione e di migliorare il supporto di Anac nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti cui si applica la normativa.

Il monitoraggio è stato effettuato sui PTCP di un campione di 577 amministrazioni di diversi comparti, tra cui: ministeri, Enti pubblici non economici, Agenzie ed altri enti nazionali, Regioni e Province autonome, Province e Città metropolitane, Comuni di piccole e grandi dimensioni, Aziende sanitarie locali e ospedaliere, Istituti di ricovero e Cura a carattere scientifico, Camere di commercio, Università statali e Ordini professionali.


 
I risultati del monitoraggio per comparto mostrano un andamento disomogeneo, ma l’esperienza maggiormente positiva secondo il rapporto è quella delle aziende sanitarie, che hanno sperimentato un trend crescente in quasi tutti i punti esaminati. Al contrario il comparto dei ministeri, rispetto ai dati degli anni precedenti, denota un trend negativo in termini di coinvolgimento dell’organo di indirizzo politico e degli altri attori interni ed esterni.

Nei PTPC 2017-2019 risulta un buon livello di adeguamento alle indicazioni contenute nella parte speciale “Sanità” dell’Aggiornamento 2015 al PNA, anche se con ampi margini di miglioramento.

Nei Piani sono infatti presenti le aree di rischio relative ad attività libero professionale e liste di attesa (75% nelle aziende ospedaliere e il 72% nelle aziende sanitarie), i rapporti contrattuali con privati accreditati (29% nelle aziende ospedaliere e il 64% delle aziende sanitarie), farmaceutica, dispositivi e altre tecnologie: ricerca, sperimentazioni e sponsorizzazioni (71% nelle aziende ospedaliere e 74% delle aziende sanitarie), attività conseguenti al decesso in ambito intraospedaliero (45% delle aziende ospedaliere e 54% delle aziende sanitarie).

Il rapporto riscontra, inoltre, un discreto livello di adeguamento anche relativamente alla presenza di misure specifiche per i processi nelle aree di rischio richiamate.

Secondo l’aggiornamento 2017, la mappatura dei processi, pur essendo meno critica della precedente fase, risulta tendenzialmente non adeguata in termini di completezza.

Nel 92% dei PTCP è presente l’analisi dei processi delle cosiddette “aree obbligatorie”; solo nel 52% anche quella delle aree a rischio cosiddette “generali” come individuate nel PNA 2015 (incarichi e nomine, gestione delle entrate, delle spese e del patrimonio, controlli, verifiche, ispezioni e sanzioni, affari legali e contenzioso). Il 21% delle amministrazioni continua a considerare la mappatura come una mera elencazione dei processi, non corredandola con una descrizione delle fasi e/o delle attività e dei responsabili.

I risultati migliori sono stati registrati però ancora una volta nelle aziende ospedaliere e anche nei Comuni e ministeri in cui emerge un calo del numero di amministrazioni che ha interpretato la mappatura esclusivamente come un elenco di processi; al contrario, per le Regioni si registra un risultato meno positivo evidenziando un, seppur lieve, incremento dei casi in cui è presente esclusivamente l’elenco dei processi.

Per quanto riguarda gli Organismi interni di valutazione (OIV), nel caso in cui l’amministrazione non sia tenuta a dotarsi dell’OIV – come ad esempio le regioni, gli enti locali e gli enti del servizio sanitario nazionale, che adeguano i propri ordinamenti ai principi stabiliti nel Dlgs 150/2009, nei limiti e con le modalità precisati all’art. 16 del medesimo decreto – le relative funzioni possono essere attribuite ad altri organismi, quali i nuclei di valutazione.

Per gli altri settori le criticità sono molte, anche se la percezione dei piani anticorruzione va lentamente migliorando   e l’analisi ha evidenziato, in estrema sintesi, i seguenti risultati generali:

- una crescita nel tempo del numero delle amministrazioni che adottano e pubblicano il PTCP: il 24,8% delle 557 amministrazioni oggetto di analisi ha infatti adottato la prima versione del PTCP 2013-2015; il 76,1% la versione del PTCP 2014-2016; l’81% la versione del PTCP 2015-2017; l’89,4% la versione 2016-2018;

- un miglioramento della capacità delle amministrazioni di predisporre i propri PTCP anche se permangono diverse criticità in particolare nelle fasi del processo di gestione del rischio, maggiormente accentuate su alcuni comparti;

- uno scarso coordinamento del PTCP con gli altri strumenti di programmazione adottati dalle amministrazioni.

L’Anac nell’aggiornamento conclude perentoriamente che le Autorità portuali, le gestioni commissariali e le Istituzioni universitarie, “fermo restando il termine del 31 gennaio 2018 per l’adozione del PTPC, dovranno aggiornare i PTPC entro il 31 agosto 2018 tenendo conto delle raccomandazioni contenute nel presente Aggiornamento. A decorrere da tale ultima data, l’ANAC eserciterà i propri poteri di vigilanza”.


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